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Oggi vi presentiamo il Nero di Troia 3Vi di Claudio Sgarro , socio pugliese della nostra Cooperativa. La vigna si trova a Carapelle, vicino a Foggia.
Il nome di quest’uva sembra derivare proprio dalla città di Troia, infatti si pensa che questo vitigno sia stato introdotto in puglia proprio durante un periodo di dominazione turca.
La forma di allevamento adottata per il nostro Nero di Troia è il tipico tendone pugliese. Ovviamente, come per tutti i prodotti della Cooperativa, non è ammessa la chimica di sintesi e si utilizzano solo prodotti naturali durante tutto il processo. Grazie al metodo della Vini di Luce stiamo ottenendo ottimi risultati anche qui.
I vitigni sorgono in una zona pianeggiante caratterizzata dalla presenza di roccia calcarea, eredità del disfacimento del Gargano non molto distante.
In questa zona la produzione è caratterizzata dall’abbondanza di frutti sulle viti utilizzati per essere trasformati in vini da tavola. Claudio ha scelto di ridurre notevolmente la produzione a vantaggio della qualità dell’uva stessa.
I vini Nero di Troia della Cooperativa Vino Nuovo sono caratterizzati da una gradazione non eccessiva, particolare tutt’altro che scontato per un vino del sud Italia, freschi e con un giusto equilibrio di acidità. Interessanti sono la bella presenza di frutto mediterraneo, la tannicità non eccessiva e la beva.
Oltre al Nero di Troia Rosso, Claudio produce un Nero di Troia Rosato davvero interessante, ad oggi l’unico rosato nella gamma di vini della Coperativa. Per ottenerlo vinifica il 50-60% dell’uva in bianco, la restate uva fa una notte a contatto con le bucce. Questo dona al vino un rosa molto tenue ed un profumo fruttato e ricco di mineralità.
Insieme al Nero di Troia è coltivata una piccola porzione di Montepulciano che tagliamo con il Nero di Troia per ottenere un rosso un po’ più strutturato e morbido.
Il Nero di Troia della Cooperativa Vino Nuovo sta ottenendo ottimi riconoscimenti sia in Italia che all’estero. Infatti non è facile trovare un Nero di Troia coltivato con le tecniche naturali e le tecniche della Vini di Luce gli donano quel qualcosa di diverso che lo aiutano a differenziarsi dalla produzione standard.
Ci auguriamo che questo progetto prenda sempre più piede. Già quest’anno, che è solo il secondo, abbiamo raddoppiato la di bottiglie rispetto all’anno scorso, e questo ci da una grande soddisfazione e ci fa ben sperare per il futuro.

Oggi andiamo a visitare i vigneti dove si producono i vini naturali Soave Magenta, Magenta sulle Bucce e Bolle di Magenta. I Vigneti si trovano a Castelcerino, a 350 metri d’altezza, e godono di un’ottimale esposizione ad est, su di un versante piacevolmente ventilato. Questa esposizione ideale ci permette di raccogliere l’uva poco più in là nel tempo, quindi quando ha una maturazione ottimale, riconoscibile dalla sua colorazione che tende al magenta, colorazione che dona, appunto, il nome al vino. Inoltre i terreni sono di origine vulcanica, basaltici, ideali per conferire freschezza, acidità, salinità e mineralità al vino.
Tutte le viti sono coltivate attraverso l'impiego dell’Agricoltura della Luce e del Carbonio e l’uva è vinificata col metodo della Vini di Luce. Questo ci permette di mantenere ed esaltare il gusto e le proprietà del territorio nel vino. Inoltre, come per tutti i vini e gli altri prodotti certificati “DiVini e di Luce”, la coltivazione avviene in maniera de tutto naturale, evitando ogni tipo di pesticida o prodotto da chimica di sintesi e riducendo drasticamente l’impiego di rame e zolfo. Al loro posto si impiegano tisane vegetali in acqua dinamizzata ed informata, concimi vegetali ricchi di carbonio e microrganismi utili.
Otteniamo così dei vini naturali caratterizzati dalla freschezza e da un gusto intenso del territorio. Sono vini molto fruttati, interessanti, caratterizzati da una lunghezza gustativa intensa, persistente grazie alla presenza di salinità e mineralità.

Il Soave Magenta

Per il nostro Soave Magenta l’uva viene raccolta tutta a mano, pulita dalle imperfezioni e raccolta in cassette. Segue una soffice spremitura e una decantazione a freddo. Il tutto secondo i ritmi della natura, non vogliamo impiegare enzimi per accelerare il processo, perché modificherebbero anche il corredo aromatico naturale, quindi il sapore vero del territorio.

Finita la decantazione, il limpido viene prelevato e fermentato in vasche di cemento esclusivamente con lieviti autoctoni, ottenuti da una piccola vinificazione naturale fatta con le uve migliori la settimana precedente. La fermentazione dura introno al mese e avviene intorno ai 20 gradi senza refrigerazione, complice il clima autunnale.

La fermentazione dura una decina di mesi, così da favorire la decantazione naturale e la fermentazione naturale del vino. Quindi il Soave Magenta viene messo in bottiglia dove riposerà un anno, anche un anno e mezzo, per garantire la completezza e la maturazione ottimali per questo vino naturale.

Il Magenta sulla Bucce

Il Magenta sulle Bucce è il fratello del Soave Magenta, ma con un rapporto tra mosto e buccia a favore della seconda. Quando parte del mosto viene separato dalla buccia per fare il Soave Magenta, quello rimanete viene lasciato a contatto della buccia per 24/48 ore, a seconda dell’annata, quindi viene pressato e fermentato separatamente.

Ed ecco che nasce un vino con una struttura completamente diversa. Pur sentendosi che è il fratello del magenta normale, ne differisce per struttura e corposità, per un colore più intenso e per dei profumi più aromatici. A questo Magenta naturale si possono abbinare piatti più strutturati.

Bolle di Magenta

Filippi, il nostro enologo, ha un’abilità particolare nel saper interpretare i processi naturali e nel saper intervenire tempestivamente assecondandoli per farli rendere al meglio. Ed ecco che quando c’è stato un rallentamento improvviso nella fermentazione in alcune vasche, invece di incentivarla con prodotti che però avrebbero rischiato di modificare il gusto naturale del vino, ha deciso di bloccarla del tutto con un raffreddamento e di imbottigliarla la prima luna di primavera.

Attraverso il cosiddetto metodo ancestrale, i grammi di zucchero si sono trasformati in alcol ed anidride carbonica, ottenendo così il “rifermentato”. Questo metodo non prevede sboccatura, come è prevista nello champenois, i residui della fermentazione rimangono nella bottiglia ed il vino risulta, così, ricco di lieviti e dei sui derivati. Inoltre, non si ottiene uno spumante, ma un vino frizzante caratterizzato da una quantità di anidride carbonica quasi dimezzata rispetto agli spumanti classici.

Il magenta sulle Bucce non è basato sulla freschezza e sull’acidità come gli spumanti, ma è un vino naturale derivato sempre da suo fratello Magenta, quindi con una maturazione importante delle uve. E' caratterizzato, quindi, da una straordinaria bevibilità, una maturazione fruttata e una struttura molto intensa, ma mitigata dalla presenza, non esagerata, delle sue bolle che ne garantiscono la piacevolezza e stimolano il palato.

Oggi vogliamo presentarvi i nostri vini siciliani, come sempre sono vini naturali coltivati con l’Agricoltura della Luce e del Carbonio e poi vinificati con la tecnica della Vini di Luce. Questa scelta appare quasi scontata qui nell’Agriericino, ma purtroppo per molti ancora non lo è. Infatti ci troviamo in un territorio particolarmente vocato alla coltivazione della vite. Siamo nel trapanese, sulla punta occidentale della Sicilia. Questa è una zona molto esposta ai venti e così i vigneti dei nostri soci Paolo Venza e Alberto Venza, che si trovano ad un’altitudine media fra i 350 e 400 metri s.l.m., possono giovare di un’escursione termica importante nelle uve, che garantisce quindi freschezza ai vini naturali.

Il territorio tipico di questa zona è costituito da un terreno di origine calcarea. Sappiamo che siamo praticamente a ridosso o del secondo bacino marmifero più importante d'Italia, quello di Custonaci, ed è proprio questo terreno unico a garantire la particolare sapidità dei nostri vini naturali. Infatti, grazie alla tecnica agronomica della Luce e del Carbonio le vigne riescono ad assorbire, sintetizzate e quindi a farci ritrovare nei vini tutta la mineralità del terreno.

Durante tutto il processo siamo seguiti e supportati dalla Vini di Luce, che appone ai nostri vini con il sigillo di garanzia “DiVini e di Luce”, a garanzia della totale naturalità, dell’elevato grado energetico e della capacità di riportare tutto il gisto del territorio nei vostri bicchieri.

Il Catarratto è un vitigno tipico della zona del Trapanese. Il suo nome in dialetto siciliano, “Carteddaro”,  deriva dalla “cartedda” che era la cesta in vimini per la raccolta delle uve.  Questo nome a testimonianza della generosità di questo vitigno in ogni situazione e condizione climatica. Nel nostro vino sono presenti uve Catarratto provenienti vitigni ad alberello, l’antica forma di coltivazione, che contribuiscono in maniera importante alla struttura del vino. La raccolta solitamente si effettua agli inizi di settembre, tutta a mano.  Le uve vengono diraspate, pigiate e lasciate in pressa per un po’ di ore, per garantire la giusta permanenza sulle bucce e conferire al vino un sentore, appunto, di buccia. Questo processo, non una vera e propria macerazione, conferisce al vino un gusti particolare mantenendolo comunque fresco e fine, senza mai esagerare sulla corposità. L’imbottigliamento avviene generalmente prima dell'estate successiva alla vendemmia

Passiamo ai nostri due vini rossi naturali: il Nero d’Avola e il Syrah. Il primo dei 2, il Nero d’Avola , proviene sempre dalla zona Regalbesi, nell’Agroericino, e quindi gode dei terreno molto calcarei ed argillosi descritti prima. Questo vino riesce a maturare sempre in maniera importante, è ben strutturato. Soprattutto nelle annate calde richiede una macerazione lunga, anche 30 giorni, per ottenere corpo e una gradazione alcolica introno ai 15,5°/Vol. Questo vino naturale non deve essere modificato durante vinificazione, quindi non passa attraverso processi di filtrazione o chiarificazione. A riprova di tutto ciò si possono notare nelle bottiglie  una serie di precipitazioni sia tartariche che di colore. L’imbottigliamento avviene dopo circa un anno e mezzo, a volte anche due, per permettere la giusta maturazione e affinamento che avviene in vasche di cemento, non si usa il legno.

Infine il Syrah, unico vitigno “internazionale” della Cooperativa. Dobbiamo però dire che il Syrah in Sicilia, e soprattutto in questa zona, trova una particolare vocazione! Troviamo un vino naturale molto strutturato con delle note speziate molto ricercate, caratteristiche che rendono i  Syrah naturali delle zone calde dei vini da provare assolutamente. L’imbottigliamento avviene dopo circa un anno e mezzo, a volte anche due, per permettere la giusta maturazione e affinamento che avviene in vasche di cemento, non si usa il legno.

Tutti i degustatori rimangono particolarmente sorpresi per la freschezza che mantengono i nostri vini nonostante, magari i rossi, abbiano una gradazione alcolica importante, ma che non si percepisce, soprattutto se vengono serviti ad una temperatura adeguata. Vanno abbinati con delle pietanze ben strutturate perché non venga coperto il cibo dalle strutture particolari dei vini.

Riprendiamo a parlare dei nostri vini con un'analisi approfondita di tutti i passaggi necessari per ottenere i nostri vini Magenta. La parola al nostro enologo ad Alessandro Filippi e al suo metodo Vini di Luce:

Oggi vi parlo dei vini Magenta prodotti a Castelcerino per la Cooperativa Vino Nuovo e del perché non sono “semplicemente” dei vini naturali. Intanto il nome Magenta non è un nome scelto a caso, ma deriva dalla particolare colorazione delle uve Garganega quando sono ad uno stadio di maturazione ideale. Infatti effettuiamo una raccolta tardiva, anche se non è una vera e propria raccolta tardiva, ma una raccolta che si effettua in genere tra il 10 e il 20 ottobre a seconda dell'annata, che ci permette di avere un’uva matura, ma nello stesso tempo un’uva che mantiene una freschezza e un’acidità particolare, anche grazie alla particolare esposizione del vigneto e al particolare terreno su cui crescono le viti. Il vigneto, infatti, è esposto a sud-est, quindi verso la nascita del sole, e riceve la luce del primo mattino. Qui il sole tramonta prima e quindi, soprattutto d’estate, diminuisce l'esposizione al calore rispetto a vigneti esposti ad ovest o sud-ovest. Questo dona una certa freschezza ed una certa acidità all’uva. Inoltre è un vigneto a 350 metri d'altezza, quindi già ad una certa altezza, ed esposto a venti che tendono ad abbassare la percezione temperatura. Infine è coltivato su di un terreno particolarmente argilloso e di origine vulcanica, basaltica. Tutto questo ci da la possibilità di raccogliere tardivamente per mantenere e garantire una maturazione particolare, appunto.

La scelta della tecnica agronomica.

Facciamo ora tutto il percorso a ritroso per conoscere meglio come otteniamo questo vino naturale, o meglio Vino di Luce. Per prima cosa la scelta della tecnica agronomica chiamata “Agricoltura della Luce del Carbonio”, parte appunto della metodologia Vini di Luce, ci serve per esprimere al meglio il “terroir”, il sapore del territorio. L’Agricoltura della Luce e del Carbonio nasce dall'osservazione della natura. Questo è fondamentale: nella natura c'è il giusto rapporto tra carbonio e azoto e quindi noi cosa abbiamo fatto qui? Abbiamo cercato di riportare questo livello che nel tempo, in qualsiasi forma di agricoltura, purtroppo va a squilibrarsi. E quindi abbiamo portato carbonio organico di origine vegetale, microrganismi, estratti vegetali, tisane sia alla radice della pianta sia sulle foglie. Questo perché abbiamo visto che questi estratti vegetali di erbe officinali, estratti a freddo per mantenere tutti i principi attivi, riescono a stimolare la crescita dei microrganismi utili che a loro volta, entrando in simbiosi con la pianta attraverso le radici e le foglie, penetrano all'interno di essa e favoriscono l'induzione di residenza alle malattie, cioè la capacità di risposta a eventi patologici come, per esempio, la peronospora, l’oidio, il mal dell'esca, la flavescenza dorata e tutta la serie di malattie di cui la vite è soggetta.

Le tisane e l'acqua dinamizzata.

Le tisane sono estratte a freddo in un’acqua particolare, che è l'acqua Rigenera: è un acqua dinamizzata, ma non solo, è un acqua al cui interno vengono inserite determinati vibrazioni che garantiscono una maggiore biodisponibilità di questi estratti vegetali. Studi hanno, dimostrato che l'acqua ha la capacità di trasferire informazioni , vibrazioni. Anche noi, attraverso studi basati sull’osservazione della natura e coadiuvati da scienziati internazionali, abbiamo ci siamo avvicinati a queste metodologie e abbiamo visto che trasferendo queste vibrazioni vitali alla pianta otteniamo una grande capacità di risposta e una capacità di produrre frutto e giungere a maturazione anche in condizioni atmosferiche e ambientali difficili. Inoltre, questo ci permette di evitare l'utilizzo di tutta la serie di pesticidi che non sono contemplati nel protocollo della Vini di Luce, così come nel biologico e nei vini naturali. Oltre a questo abbiamo ridotto drasticamente l'utilizzo di rame e zolfo, unici due elementi ammessi in supporto alla tecnica completamente naturale.
concime vegetale

La concimazione e il sovescio.

Anche la concimazione del terreno gioca un ruolo fondamentale nella produzione di vini completamente naturali. Abbiamo effettuato per più anni il sovescio a filari alterni, piantando le specie erbacee che garantiscano sempre il giusto rapporto tra carbonio e azoto, privilegiando quindi le graminacee rispetto alle leguminose e scegliendo le leguminose ideali capaci di apportare i precursori aromatici alle uve.

In autunno oltre al sovescio sono importanti le concimazioni che si consigliano sempre periodo autunnale perché è il momento favorevole per l'aumento l'attività microbiologica. Vediamo in natura, nei boschi o negli incolti, come questo avvenga in maniera spontanea. Basta solo rendersi conto che con la caduta delle foglie l'attività microbiologica è maggiore, si vedono maggiori lombrichi, perché tutto si prepara per l'inverno. La pianta andando in riposo crea anche tutta una serie di condizioni per portare i nutrimenti al suo interno. Ecco perché il periodo migliore è sicuramente l'autunno per le concimazioni.

La potatura.

Sempre al fine di ottenere un vino naturale che sia di qualità, anche la potatura viene gestita in modo efficiente ed intelligente. Si cerca di evitare i tagli grandi, sappiamo che la vigna è una liana e che quindi fa fatica a cicatrizzare tagli superiori ai due anni. In questa maniera si può evitare in partenza la suscettibilità a malattie particolari del legno e al mal dell'esca. In più, si garantisce una vitalità importante e quindi una longevità del vigneto molto superiore. Si cerca di fare arieggiare il più possibile la pianta lasciando appunto delle brache di sfogo in cui la pianta riesca sia a produrre, sia a vegetare, sia a distribuire i propri frutti in una situazione ideale per la maturazione evitando ombreggiamenti, l'eccesso di fogliame o di intrecci tra una pianta e l'altra.

I trattamenti della stagione vegetativa.

Durante tutta la stagione vegetativa abbiamo distribuito le tisane di estratti vegetali e una serie di prodotti a base di microalghe e pareti cellulari del lievito, insieme ad una serie di microrganismi. Riuscendo così a limitare tantissimo il rame e lo zolfo anche nelle condizioni di forte piovosità. Questo permette un equilibrio della pianta importante soprattutto dal punto di vista vegeto-produttivo. La pianta che sta bene non ha quasi bisogno della potatura verde, per esempio, quindi noi facciamo un unico intervento di potatura verde solo quando è necessario e solo nelle annate particolarmente piovose, ma con dei tagli molto leggeri in modo da non fermare mai l'attività vegetativa e non creare stress.
grappolo garganega

La raccolta.

Infine la raccolta. La raccolta avviene in un periodo ideale di maturazione e per fare questo noi, oltre a fare le analisi classiche degli zuccheri, dell'acidità, del pH, delle uve e dei mosti, prestiamo molta attenzione al gusto dell'uva, alla maturazione vera del seme. Noi sappiamo che è il seme che ci indica la vera maturazione, quindi il gusto del vinacciolo deve essere morbido e con tannini non astringenti. Questo garantisce una maturazione ideale delle uve. La raccolta avviene tutta in cassette, per quanto riguarda il Soave Magenta e Magenta sulle Bugie, mentre per il Recioto in platò di dimensioni più piccole in cui si fa un unico strato di uva che poi viene messa ad appassire per almeno 7-9 mesi.

Il Soave Magenta.

L'uva per il Soave Magenta viene raccolta in cassette e trasportata nella cantina di vinificazione dove viene direttamente immessa nella pressa pneumatica, tutto manualmente. Si fa una soffice spremitura, una decantazione naturale a freddo e senza l’utilizzo di enzimi che da un lato accelerano il processo di decantazione, ma dall'altro modificherebbero anche il corredo aromatico dei nostri vini naturali. Noi non vogliamo accelerare un processo naturale. Lasciamo decantare il vino perché si deve pulire da tutta una serie di materiale grossolano che può ridurre e togliere la finezza gustativa. Una volta decantato, si preleva il limpido e lo si fermenta in vasche tendenzialmente di cemento. Si fermenta con lieviti autoctoni, lieviti che abbiamo selezionato circa una settimana a volte anche 10 giorni prima della raccolta: si raccolgono le uve migliori, mature, e si fa una vinificazione manuale in piccolo. Per ottenere i lieviti si tolgono i raspi e si fa una fermentazione con le bucce in modo da estrarne la più grande quantità possibile, perché sappiamo che si trovano sulle bucce, e una volta che la fermentazione è ben avviata allora possiamo procedere ad inoculare questo mosto-lievito che i francesi chiamano “pied de cuve” nell'intera massa di vino.
La fermentazione del vino naturale avviene, appunto, naturalmente, lentamente ed essendo ormai dopo la metà di ottobre non necessita quasi di controllo di temperatura. Dura intorno al mese, anche di più a volte, dipende dalle annate. E terminata la fermentazione si lascia la così detta “feccia”, ossia si lasciano i lieviti, tutti i sottoprodotti della fermentazione, all'interno del serbatoio e con continue agitazioni si estrae tutto quello che dal lievito viene prodotto è rilasciato: proteine, betaglucani, sostanze aromatiche che sono la parte responsabile sia della morbidezza, sia del corredo aromatico particolare del territorio. Un vino naturale secondo noi deve sempre esprimere tutto il gusto e l’energia del territorio stesso.
Una volta finita la fermentazione il Magenta viene imbottigliato, in genere da luglio ad agosto dell’anno successivo, insomma aspettiamo un bel po' di mesi! Questo per favorire la decantazione naturale e la stabilizzazione naturale del vino. Noi non aggiungiamo neanche la bentonite, che molti aggiungono, ma non perché non sia un prodotto che naturale, la bentonite è un argilla, ma perché la bentonite si porta via proteine. Quindi da un lato favorisce la stabilità del vino, ma dall'altro asporta tutta una serie di componenti che sono fondamentali: sostanze aromatiche e colloidi che fanno parte della corposità, della struttura e delle caratteristiche tipiche del territorio. Non utilizziamo nessun altro tipo di chiarificante e neanche di stabilizzante della precipitazione tartarica. Quindi i vini vengono semplicemente decantati, una leggera filtrazione, se necessaria, e l’imbottigliamento. Poi, in genere fa un anno di bottiglia, a volte anche un anno e mezzo a seconda dell'annata, per garantire la completezza e maturazione necessaria.

Il Magenta sulle Bucce.

Il Magenta sulle bucce è il fratello del Magenta normale. La differenza è che ha un rapporto buccia mosto a favore della buccia, quindi la maggior parte del mosto viene separato dalla buccia per fare il Magenta normale, diciamo il mostro di sgrondo, mentre l'altra parte e rimane a contatto con la buccia per più tempo, circa 24-48 ore a seconda dell'annata, e poi si pressa e si fa la fermentazione separata. Questo garantisce una struttura completamente diversa. Il magenta e il Magenta sulle Bucce sono due vini che si sente che sono fratelli, ma sono diversi dal punto di vista gustativo: il Magenta sulle Bucce è più strutturato, più corposo, ha una colorazione intensa maggiore e profumi più aromatici. I due vini hanno anche una differenza di abbinamento con i piatti: col Magenta sulle Bucce si possono abbinare anche dei piatti più strutturati, dei pesci, delle carni, dei piatti più elaborati insomma.

Bolle di Magenta.

L'anno scorso abbiamo fatto anche un terzo vino che si chiama Bolle di Magenta. Questo nasce da un rallentamento improvviso della fermentazione, o meglio da una coda di fermentazione, si chiama così in termini tecnici, un po' prolungata. La fermentazione si era rallentata fortemente, intorno ai 10-12g/l di zuccheri ancora residui, e quindi, invece che intervenire con dei prodotti per aiutare la fermentazione, abbiamo deciso di bloccarla del tutto con una raffreddamento del mosto-vino e di imbottigliarlo successivamente a marzo-aprile,con la prima luna di primavera. E questi grammi di zucchero si sono trasformati poi in alcool ed anche in anidride carbonica. Ed ecco il rifermentato, il così detto il metodo ancestrale. Che cos'è che ha di caratteristico questo è un metodo? Che non prevede la sboccatura, come invece gli spumanti classici, ma si ottiene un vino frizzante, quindi con una quantità di anidride carbonica che è inferiore alle tre atmosfere. E in più ha la caratteristica di mantenere il fondo che è ricco di lieviti e di tutti i suoi derivati. Questa cosa garantisce una maggiore capacità antiossidante. Il Magenta non prevede l’aggiunta di solforosa se non in piccole quantità nelle fasi cruciali: una piccola quantità nel mosto, una piccola quantità dopo la fermentazione ed un'ultima aggiunta leggera prima dell'imbottigliamento. In questo caso, non aggiungiamo, ad esempio, la solforosa nell'imbottigliamento proprio perché siamo protetti dai lieviti che rifermentano. Un'altra caratteristica di questo vino naturale è che non è un vino basato sulla freschezza, sull'acidità, come molti spumanti e frizzanti, ma è un vino che deriva sempre da suo fratello Magenta, quindi con una maturazione importante delle uve. Questo garantisce una straordinaria bevibilità, ma anche una maturazione fruttata e struttura molto intensa, alleggerita da queste bolle che non sono mai esagerate, ma sono stimolanti al palato e garantisco una piacevolezza interessante.

Un vino naturale con tutto il sapore del territorio.

Siccome tutti i vini Soave Magenta, Magenta sulle Bucce e Bolle di Magenta sono fatti naturalmente, nel rispetto delle caratteristiche del territorio, ottengono delle caratteristiche comuni che sono la freschezza da una parte e dall'altra dall'altra un sapore e un gusto intenso, un fruttato molto interessante, gustoso, e una lunghezza gustativa molto intensa che viene mantenuta più a lungo grazie alla presenza di salinità e mineralità molto importante. E questo grazie alla tecnica agronomica ed ad una tecnica di vinificazione naturali che non hanno tolto ciò che il territorio ha dato.
Fare uva di territorio è difficile, ma è molto difficile anche riuscire a trasformare a garantire questo territorio nel vino durante la vinificazione. Alcuni vini naturali hanno una materia prima, l'uva, straordinaria, ma a volte una mancanza di rigore, di sapere interagire con il vino naturale nel momento giusto, di sapere interpretare l'annata, di sapere anche riconoscere eventuali difficoltà di fermentazione o difetti che possono insorgere nelle normali pratiche enologiche, soprattutto naturali, e che possono compromettere il territorio. Perché possiamo lavorare benissimo in vigna, ma io dico sempre che il miglior enologo è quello che rovina meno ciò che la vigna ha fatto! Certo, noi sappiamo che si può aggiustare il vino con prodotti enologici e coadiuvanti enologici, ma questi prodotti lo cambiano, lo trasformano, possono ridurre la sua longevità allo scopo di dare una piacevolezza immediata. Tutto ciò si traduce in vini che perdono la loro natura e perdono la possibilità di diventare dei grandi vini nel tempo. Ogni cosa che si aggiunge al vino porta via, copre e fa sparire dell'altro. Un vino naturale è fatto con qualità solo grazie all'interazione ideale tra la pianta e il territorio, il terreno. Se si perde tutto ciò è un gran peccato.

La biodisponibilità dei nostri vini.

L’importanza dell’agire assecondando la natura invece che intervenendo su di essa è legata anche alla biodisponibilità del vino naturale. Più il vino è legato al territorio, più è fatto con tecniche naturali precise, più risulta biodisponibile e quindi utilizzato dalle nostre cellule con scopi quasi terapeutici, se bevuto in maniera idonea, senza eccessi. Le nostre cellule riconoscono questi vini come vitali e quindi il nostro organismo non mette in atto tutta una serie di processi per l’eliminazione di una sostanza che non riconosce vitale, come avviene nei vini convenzionali troppo ricchi di anidride solforosa. I nostri Vini di Luce vengono assorbiti ed accettati dal nostro organismo in maniera naturalmente ideale.

Eccoci al nuovo articolo sulla Cooperativa Vino Nuovo realizzato in collaborazione con la Vini di Luce.

Questa volta Alessandro Filippi è venuto in Sicilia, in contrada Regalbesi nell’ericino, provincia di Trapani per vedere come procedeva la maturazione delle uve Catarratto, Nero d’Avola e Syrah della Cooperativa. Questa zona è molto favorevole alla coltivazione della vite e vogliamo assicurarci che tutto il gusto e l’energia del territorio siano presenti negli acini che daranno vita ai sapori genuini che caratterizzano i vini a marchio NOUS.

Nei vitigni delle aziende dei soci della Cooperativa Paolo Venza e Alberto Venza troviamo il Catarratto che è un vitigno storico della zona del trapanese, coltivato sia a guyot che nell’antica forma ad alberello. Paolo, infatti, ha anche dei vigneti molto vecchi, ancora allevati secondo la forma tipica delle zone del sud,  soprattutto Sicilia e Sardegna, che sono appunto questi alberelli. In più vediamo vigneti di Nero d'Avola e il Syrah.

Il clima ogni anno muta, non è sempre identico, e questa caratteristica va ricercata anche nel vino naturale che ogni anno avrà una sua particolarità che rispecchierà proprio il meteo, oltre al gusto e all’energia del territorio di coltivazione. Fatevi insospettire da vini dal gusto identico anno dopo anno, questo riesce alla chimica, non alla natura.  La particolarità di quest'anno è che ha piovuto, c'è fresco, e si può vedere l'erba tra i filari, un caso del tutto eccezionale. Questo grazie alle piogge che ci sono state la terza settimana di agosto.

Caratteristica che garantisce, appunto, questa unicità dei vini della Cooperativa Vino Nuovo è proprio l'utilizzo delle tecniche della Vini di Luce che non vanno a modificare il terreno, ma vanno a esaltare le caratteristiche del territorio. Perché? Perché non si danno concimi chimici e si utilizzano, invece, tutti quegli elementi necessari alle piante per approfondire l'apparato radicale ed estrarre i sali minerali tipici di questo ambiente. Mantenendo in vita i terreni noi riusciamo ad avere uve e quindi i vini che trasferiscono questi sapori, questi gusti che molto spesso non si ritrovano più nei vini in commercio. Tanti vini, anche siciliani, sono tanto aromatici, poco minerali e molto alcolici. Invece, grazie alle tecniche naturali proposte dalla Vini di Luce, la pianta assorbe ciò che le serve per sintetizzare le sostanze aromatiche e polifenoliche tipiche del territorio. Oltre ai concimi naturali, noi utilizziamo delle tisane specifiche per l'apparato fogliare che garantiscono una fotosintesi continua anche nei momenti di calore troppo intenso e quindi una maturazione fenolica vera dell'uva e del vino. Ed ecco che questi sapori antichi ritornano nell'uva e nel vino.

Regalbesi, dove nascono il bianco Catarratto, il Nero d'Avola e il Syrah della Cooperativa, è una zona perfetta perché vicino al mare, ma non troppo, sempre ben ventilata. Qui il terreno è argilloso con presenza calcarea evidenziata dai sassi biancastri che affiorano in superficie dal sottosuolo. Questo conferisce al vino una particolare mineralità.

E’ questo che intendiamo quando diciamo che nel nostro vino trovate il vero gusto e l’energia del territorio.

Facciamo ora un giro per i vigneti ad una settimana dalla raccolta:

Analizziamo prima il Catarratto coltivato a guyot, ovvero nella forma di coltivazione più diffusa e quindi probabilmente quella che siete abituati a vedere. Le uve maturano bene, sempre con le tecniche della Vini di Luce. Sono stati fatti due interventi di tisane a base di Bardan Plus, che è specifica per il centro-sud Italia. La Bardan Plus favorisce naturalmente l’ingrossamento degli acini, lo sviluppo della vegetazione regolare e quindi il nutrimento della pianta e dei grappoli anche nelle condizioni di difficoltà climatiche. Inoltre sono stati utilizzati i microrganismi al suolo e sulla foglia; quindi Micor Fogliare sulla foglia e Micor Radici in terra e poi Micor Active che sono queste pareti cellulari di lievito e microalghe. Abbiamo utilizzato bassissime quantità di rame e zolfo.

La coltivazione di Catarratto ad alberello ha una maturazione più avanzata rispetto a quella a Guyot, attenderemo anche qui  sei o sette giorni prima della raccolta. La maturazione bella spinta ci servirà per dare struttura al vino ed anche una maggiore longevità e corposità.

Anche il vigneto di Nero d'Avola a circa una settimana dalla raccolta è in piena maturazione. Qui c'è stato un attacco di cicalina che abbiamo interrotto con metodi naturali. La qualità dei grappoli sembra buona, verificheremo che tutto sta andando come deve con le analisi sia dello zucchero che dell'acidità. Il Nero d'Avola del trapanese ha una peculiarità: è dotato di una maggiore freschezza rispetto a quello della sua zona d’origine, d’Avola appunto. Questo proprio grazie alla struttura e alla conformazione del terreno.

Torneremo fra un po' a vedere come procedono tutte le operazioni di vinificazione e di affinamento dei vini e qui ci si sarà l'occasione anche per degustarli e assaggiarli e parlare più nello specifico di ogni prodotto.

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